CHI PAGHERÀ IL DEBITO? Il nome del gioco 

Di seguito riproduciamo un capitolo della ricerca di prossima pubblicazione: THE RISE AND THE FALL OF UNSUSTAINABLE FINANCE: testo originale inglese.

Viviamo in un periodo di domande inevase o solo parzialmente conclusive, in riferimento ad eventi che tormentano il quotidiano.

Nel frattempo, stiamo accumulando debiti da Covid-19, PNNR, Ucraina, per limitarci ai grandi fatti. Ci siamo quindi posto la domanda: Chi pagherà il debito? E l’occasione ci è stata data dalla recente dichiarazione di M. Draghi, Presidente del Consiglio: “Il debito è buono e cattivo”. Due aggettivi che ben sintetizzano il ruolo importante del debitore quale responsabile dell’uso dei soldi ricevuti in prestito: concetto che dovrebbe essere un promemoria per i Responsabili del PNRR in Italia e del NextGeneration EU nei paesi dell’Unione. Peraltro, la responsabilità dell’esito del prestito non è solo del debitore ma anche del creditore che ha il dovere e la responsabilità di verificare la sostenibilità del progetto finanziato ovvero che i soldi siano spesi bene e restituiti. 

La ricerca è stata inspirata dall’Agenda 2030 0NU: Obiettivo 1 (Povertà), Obiettivo 8 (Sviluppo inclusivo e sostenibile) e Obiettivo 7 (Partnership) e dalle raccomandazioni in materia di: Commissione Europea, Banca Mondiale, Banca Africana di Sviluppo e Agenzie finanziarie internazionali. L’investigazione ha inoltre beneficiato di un costante feedback con la nostra esperienza diretta sul terreno per il riscontro del link teoria- pratica. 

Dall’analisi è emerso il divario tra i cambiamenti introdotti – Agenda ONU – e la mancanza di volontà per la realizzazione degli obiettivi, che si è tradotto nella crescente finanziarizzazione dell’economia a danno della sostenibilità, che ha prodotto affluenza virtuale e non solida ricchezza.  

Abbiamo notato che i metodi d’indagine in uso non erano adeguati allo scopo dell’indagine. Di conseguenza, abbiamo applicato un metodo d’investigazione innovativo che, in pratica, ci ha fatto riscrivere la narrativa finanziaria dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, perché spesso omologata agli standard dell’Establishment e quindi inadatta a interpretare i fatti. Di più, l’analisi è stata condotta applicando la teoria del cambiamento per l’interpretazione della tendenza economica e finanziaria che, paradossalmente, non è stata sempre utilizzata, pur vivendo in un periodo turbolento. 

Abbiamo quindi disegnato un Modello di finanziamento dello sviluppo assumendo quanto proposto dalle citate fonti nel contesto della crescita muovendo dall’Economia-basata sul Credito all’ECONOMIA-BASATA SULLE COLLETTIVITÀ, che viene ampiamente illustrata nel testo. Inoltre, abbiamo concluso nell’urgenza del coinvolgimento di più attori nel processo decisionale, nella veste di membri dei Board delle organizzazioni preposte al finanziamento di programmi nazionali e regionali: Agenzie Europee di Sviluppo e della Banca Mondiale, Società di Finanziamento, etc..

Nelle condizioni sopra riportate, la ricerca conclude che non occorre introdurre nuove regole del gioco della finanza, ma un appropriato comportamento dei giocatori, che hanno operato irresponsabilmente. Pertanto, il successo nel perseguimento degli Obiettivi dell’agenda ONU sarà reso possibile nella misura in cui gli Attori dello sviluppo saranno disposti di accettare la sfida dello sviluppo inclusivo con un gioco equo.

Chi pagherà i debiti? Ognuno potrà dare la risposta che noi non forniamo, il vero obiettivo della ricerca essendo quello di valutare una possibile Exit Strategy. Oltre al sopra citato modello, abbiamo raccomandato due Azioni Pratiche: (A) Investitori e Capitalisti nazionali chiamati nei Board delle Agenzie di Sviluppo, che si impegnano nel finanziamento delle economie locali e indicato come riferimento pratico l’IFC-Banca Mondiale che opera in circa venti paesi dal Medio Oriente al Marocco. (B) Capitalisti/Investitori danno vita a Fondi di sviluppo locali gestiti da loro stessi. L’ipotesi (A) non pare realizzabile nel breve termine perché la condivisione del processo decisionale significa condividere il potere che non tutti possono essere disposti a cedere. Non rimane pertanto che l’impegno diretto di chi detiene le risorse finanziarie e in proposito abbiamo fatto riferimento alla creazione di Fondi di Sviluppo gestiti da Investitori/Capitalisti Africani che potrebbero (dovrebbero) impegnarsi di più nella promozione delle opportunità presenti nei Paesi/Regioni del Continente. Vedi:  https://ascaniograziosi.net/2020/10/08/letter-to-african-capitalists/ .

Tornando al quesito iniziale, è stato detto (Del Vecchio, HoffPost) “Buono o cattivo la pacchia del debito è finita”. Per farla breve: dopo Draghi chi e come saranno rimborsati ii debiti del PNNR? Intanto occorre ricordare che quando il Nostro era presidente della BCE inaugurò una politica economica basata sull’offerta di moneta. In quella circostanza i critici (tra tutti il M. Tremonti) dissero che era stata creata una bolla che prima o poi sarebbe scoppiata, come il pensiero economico ortodosso insegna. Il fatto è che oggigiorno di ortodosso non c’è più niente. Come se ne esce? Intanto, è stato notato (C. Fusi) “… rispetto degli impegni presi con la Ue riguardo il Recovery impongono una tabella di marcia che Mario Draghi non solo ha in gran parte contribuito a fissare e continua a farlo con i partner europei, ma soprattutto intende rispettare al millimetro”. Pero’è stato stato anche affermato che (U. Magri): “Il governo vuol far credere all’UE di aver intrapreso una riforma seria, Salvini&Co vogliono far credere ai piccoli proprietari che saranno tartassati. Due bugie, ma la doppia sceneggiata può trasformarsi in dramma”.

Per capire Draghi e, probabilmente, dare una risposta al quesito, occorre aver letto l’economista F. Caffè la cui scomparsa resta ancora un mistero, come abbiamo scritto lo scorso anno: https://ascaniograziosi.net/2021/02/06/federico-caffe-i-pesi-truccati-della-bilancia-dei-pagamenti/. In buona sostanza, è necessario che gli Enti Territoriali preposti all’attuazione del PNRR facciano un uso rigoroso e sostenibile delle risorse: facile a dirsi ma difficile a realizzare, per i ben noti motivi che impediscono all’Italia lo sviluppo equo.

Ad ogni buon conto, il modello di finanziamento proposto contiene anche la risposta di cui al gioco iniziale perché quanto raccomandato consentirà la produzione di vera ricchezza e perciò più reddito imponibile che permetterà di pagare il debito. Concetto ribadito da M. Draghi.

Sono graditi commenti come pure suggerimenti per la sponsorizzazione da parte di Enti e Organismi Finanziari della pubblicazione nella versione originale inglese: quaranta pagine di cui tre riferimenti bibliografici.

Autore: graziosiascanio

I am doctor in Economics. I am based in London (+44 7943286549) and Rome (+39 3273211887). I do have a banking background and specialization in Microfinance, Project Management-Monitoring-Evaluation, Risk Fund. I have accumulated more than 30 years of experience in 28 Countries and collaborated with the major international development organizations such as World Bank Group, Ministry of Foreign Affairs-Italian Co-operation, European Union, Danish Cooperation, FAO, UNDP and Others in East Europe, Caribbean, Central Asia and Africa.
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