FEDERICO CAFFÈ: I pesi truccati della bilancia dei pagamenti

Nel profilo del presidente incaricato M. Draghi viene ricordato allievo del prof. Federico Caffè e la circostanza ha prodotto vari contributi in memoria dell’Economista che è giusto e doveroso ricordare e la cui scomparsa resta ancora un mistero. È stato un accademico impegnato e tra le ipotesi della sua sparizione non mancò un riferimento all destra estremista. Frequentai le sue lezioni e poi discussi la tesi di laurea: a quell’epoca la Facoltà di Economia era a Piazzetta Borghese: ci suggeriva di leggere gli economisti anglosassoni e, tra gli altri, Samuelson, Hicks e il molto citato Keynes.

Negli anni Sessanta del secolo scorso, su segnalazione del prof. Caffè, ebbi un incarico presso la Banca Centrale della Somalia. Al rientro in Italia partecipai ad una conferenza in cui era Relatore, tra gli altri, il compianto professore. A proposito dei paesi emergenti, a quel tempo ancora classificati in via di via di sviluppo, si parlò anche della misurazione degli squilibri economici e, con riferimento alla bilancia dei pagamenti di quei paesi, il Relatore disse “il problema vero è nei pesi truccati della bilancia che ne falsano la misurazione”. Certamente, sono stati fatti progressi considerevoli, tuttavia è ancora legittima l’idea dell’inadeguatezza dello strumento della misurazione, essendo tuttora non sufficientemente chiara la definizione stessa di sviluppo, anche se ormai svincolato dalla crescita del PIL quale indicatore e finalmente includere altri fattori nella sfera del welfare.

Allo stato dei fatti, oggigiorno povero non è soltanto colui che vive con US $2/d. La povertà va riconsiderata in termini di crescita sostenibile e trasformazione delle economie. La sfida è enorme perché non si tratta solo di aiutare chi non ha, ma chi ha bisogno di più, entrambi non ancora ben integrati nelle comunità di cui fanno parte: i poveri non sono solo quelli che vivono in emergenza ma anche quelli (imprenditori e professionisti) che hanno bisogno di maggiore integrazione nel contesto sociale. La questione è quindi quella di disegnare un nuovo modello di finanziamento dello sviluppo per includere le azioni sul campo nel quadro logico già delineato dall’Establishment: lotta alla povertà, crescita sostenibile, sviluppo inclusivo. Non c’è dubbio che aspirazioni, obiettivi e interessi delle comunità locali, imprenditori e gruppi sociali, debbano essere incluse nel quadro logico di riferimento.

Contraddizioni e ambiguità sull’argomento in parola permangono e, a nostro avviso, il problema non è quello di nuovi cambiamenti, ma interrogarsi sul vero significato dell’inclusione finanziaria che non è il fine ma il mezzo per raggiungere lo sviluppo inclusivo, la sostenibilità degli investimenti essendo il core business. 

I Grandi Attori della Finanza hanno cambiato le Regole del Gioco ma non hanno aggiornato la Scatola degli Attrezzi. Pertanto, è un dovere dell’Establishment Finanziario dare l’esempio sul come comportarsi, cui dovrebbero allinearsi gli Executives delle banche e enti finanziari.

Nella misura in cui si è d’accordo qu quanto sopra, a nostro avviso, l’attenzione va sui punti seguenti:

  1. Rivedere la Cassetta degli Attrezzi per il conseguimento degli obiettivi concordati;
  2. Avere investitori nazionali veramente impegnati nello sviluppo delle comunità di cui fanno parte;
  3. Attenuare il ruolo dominante della finanza nell’economia e effettuare interventi sostenibili;
  4. Stabilire una vera partnership con il settore privato;
  5. Affrontare l’avversione al rischio dei capitalisti nelle attività produttive.

Per il raggiungimento degli obiettivi va aggiornato il comportamento e l’approccio basati sull’esperienza e competenza, che vanno aggiornate alla luce delle nuove condizioni del mercato e dell’ambiente. Se c’è avversione al rischio occorre conoscerne le cause e agire di conseguenza e anche condividere con gli investitori & capitalisti nazionali il processo decisionale (learning by doing): non è facile, ma le opzioni ci sono, come abbiamo scritto di recente: Inclusive Growth via Business Approach: https://ascaniograziosi.net/2019/05/05/inclusive-growth-via-business-approach-2/

Occorre passare dall’Economia basata sul credito all’Economia basata sulle collettività. Cosa significa Economia basata sulle Collettività?Di seguito alcuni punti:

1. Ridisegnare l’intera architettura a favore della povertà e delle piccole imprese e spostare il paradigma degli interventi finanziari dall’economia indebitata all’economia reale e sostenibile attraverso la creazione di posti di lavoro e promozione delle opportunità.

2. Coinvolgere realmente gli investitori privati ​​nel processo di sviluppo sia con la partecipazione al processo decisionale (Board Rooms delle agenzie di sviluppo), sia con l’istituzione di fondi di sviluppo regionali gestiti dai privati, non necessariamente con l’apporto pubblico del seed capital.

3. Utilizzare la leva finanziaria per interventi sostenibili con una revisione del processo decisionale e ripristinare i criteri della concessione del credito, riduzione della finanziarizzazione che ha prodotto affluenza virtuale e non vera ricchezza.

4. La digitalizzazione dei servizi finanziari va fatta con un prodotto sostenibile per il Fornitore, accettabile dal Consumatore e con prezzo trasparente.

5. Coniugare insieme tre obiettivi principali dell’agenda 2030 ONU, vale a dire obiettivo 1 (fine della povertà), obiettivo 8 (promuovere la crescita inclusiva e sostenibile) e obiettivo 17 (partnership). Il modello è stato descritto in altri Blogs.

Non è più accettabile che il valore delle liquidità fluttuanti in cerca di offshore sia dieci volte superiore al PIL prodotto da 188 paesi: anche una piccola percentuale di $ 80,7 trilioni (fonte Banca Mondiale) potrebbe fare la differenza se investiti nell’economia reale. È stato anche stimato che nei passati dieci anni US $ 3 trilioni sono stati reinvestiti in attività finanziarie; in altre parole, è stato massimizzato il valore di mercato delle azioni detenute dai vari stakeholders. Inoltre, secondo stime recenti il debito globale ha raggiunto 277 trilioni.

Quanto sopra sono soltanto alcune delle oltre venti contraddizioni dell’economia finanziaria che abbiamo elencato in precedenti occasioni anche in riferimento ai fatti italiani.

Recentemente abbiamo scritto: Il piano sarà approvato, ma parzialmente attuato; perché? https://www.linkedin.com/pulse/il-piano-sar%25C3%25A0-approvato-ma-parzialmente-realizzato-perch%25C3%25A9-graziosi/?trackingId=l6v6v%2Bd7D5GKCnwkPtVwnw%3D%3D

Ci sia consentita una chiosa finale: abbiamo notato troppa unanimità di consensi sul nome ; siamo proprio sicuri che M. Draghi sciolga la riserva e accetti l’incarico?

(Aggiornamento). La riserva è stata sciolta ed è nato il nuovo Governo: A nostro avviso rimane l’interrogativo del perché sull’esito del Piano

Autore: graziosiascanio

I am doctor in Economics. I am based in London (+44 7943286549) and Rome (+39 3273211887). I do have a banking background and specialization in Microfinance, Project Management-Monitoring-Evaluation, Risk Fund. I have accumulated more than 30 years of experience in 28 Countries and collaborated with the major international development organizations such as World Bank Group, Ministry of Foreign Affairs-Italian Co-operation, European Union, Danish Cooperation, FAO, UNDP and Others in East Europe, Caribbean, Central Asia and Africa.
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