LE REGOLE DEL GIOCO DELLA FINANZA NON HANNO FUNZIONATO. PERCHÉ ?

“We’ve never needed new economic thinking like we do right now. The economic effects of the COVID-19 crisis are again laying bare the failings of traditional economic thinking. But it is also forcing our institutions toward beneficial policies that would usually be anathema to orthodox understandings”.https://mailchi.mp/evonomics/p3f1nhihu6-1402168-w6i4hxo708-1402221?e=4a5f65ad55 Di seguito abbiamo annotato un riassunto di nostre recenti conversazioni … Continua a leggere “LE REGOLE DEL GIOCO DELLA FINANZA NON HANNO FUNZIONATO. PERCHÉ ?”

Dopo quattro anni dalla pubblicazione del documento delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, riteniamo sia fattibile iniziare una conversazione sull’impatto delle nuove Regole del Gioco della Finanza,

Sulla carta, i Grandi Attori della Finanza (GAF) – (Banca Mondiale-CGAP, Basel III e Altri) – hanno introdotto dei cambiamenti importanti (2015-2016) per eliminare la Povertà in tutte le forme entro il 2030 “Agenda 2030 NU”, “Comitato Basel III” , “CGAP” e “CSFI Banana Skins”.

Al presente, la questione è quella di verificare se i citati Attori hanno iniziato il percorso con il piede giusto per rendere possibile la Missione: sembra peraltro che i risultati delle prime analisi non siano stati incoraggianti.

Malgrado i progressi realizzati, ci sono dei fatti quotidianamente verificabili nelle grandi città le cui strade sono occupate da emarginati e mendicanti, a dimostrazione che qualche cosa non va nella direzione giusta nel capitalismo finanziario; per non parlare delle situazioni nelle regioni emergenti del pianeta dove si registrano migrazioni massicce e crescenti diseguaglianze sociali.

Qualche dato. È stato stimato che le attività liquide cioè disponibili in cerca di lucrativi off-shore rappresenterebbero più del 10%(?) del PIL prodotto da 188 Paesi, per un totale pari a 88 683 787 milioni di dollari; inoltre, nel corso degli ultimi dieci anni, 3 miliardi di dollari sono stati reinvestiti in attività finanziarie, cioè i capitalisti/investitori hanno massimizzato il valore delle proprie azioni. Cosa dire delle banche europee che tengono gli attivi liquidi presso la Banca Centrale Europea.

Le contraddizioni di cui sopra risiedono nel fatto che esiste un’enorme domanda da parte di cittadini che chiedono migliori condizioni di vita e di professionisti/imprenditori bisognosi di capitali per iniziare nuove attività (start-up) e/o espandere iniziative esistenti. Detti paradossi sono stati accompagnati dall’avversione al rischio degli investitori, soprattutto Africani.

«Après dix ans de défaut de Lehman Brothers, le système financier a peu changé» (C. Lagarde, già Direttrice del FMI). Secondo la Banca Mondiale “African investors remain risk-averse” and …. the funding requests lack speaking the language required for investment”. La situazione è ben nota agli imprenditori/banchieri del Continente .  

Recentemente, l’insoddisfazione suscitata dalle suddette situazioni ha trovato eco presso i Grandi Attori della Finanza (GAF) e discussioni sull’argomento sono in corso: incontri annuali del Gruppo Banca Mondiale (Ottobre 2018) e il documento della Commissione Europea (Appel de la Commission Européenne.

Per ribaltare la situazione, in alcuni ambienti è stata avanzata l’dea che occorra cambiare le Regole del Gioco della Finanza. Noi concordiamo su azioni multilaterali, come indicato da un recente Rapporto dell’l’ONU ma non siamo sicuri che occorra “revisiter l’architecture financière mondiale” et de “remodeler à la fois les niveaux national et international du système financier … ., che è stato cambiato soltanto quattro anni fa.

Il problema non è quello di nuovi cambiamenti, ma interrogarsi sul vero significato dell’inclusione finanziaria che non è il fine ma il mezzo per raggiungere lo sviluppo inclusivo, la sostenibilità degli investimenti essendo il core business. 

A nostro avviso, i GAF hanno cambiato le Regole del Gioco ma non hanno aggiornato la Scatola degli Attrezzi (approccio al mercato). Pertanto, è un dovere dell’Establishment Finanziario dare l’esempio sul come comportarsi, cui dovrebbero allinearsi gli Executives delle banche.

Nella misura in cui si è d’accordo su quanto sopra, l’attenzione va sui punti seguenti:

  1. a)    Rivedere la Cassetta degli Attrezzi (tools box) per il conseguimento degli obiettivi concordati
  2. b)    Avere investitori nazionali realmente impegnati nello sviluppo delle comunità di cui fanno parte
  3. c)    Attenuare il ruolo dominante della finanza nell’economia e effettuare interventi sostenibili
  4. d)    Stabilire una vera partnership con il settore privato
  5. e)    Affrontare l’avversione al rischio dei capitalisti nelle attività produttive.

Per il raggiungimento degli obiettivi va aggiornato il comportamento e l’approccio basati sull’esperienza e competenza (cassetta degli attrezzi) che vanno aggiornate alla luce delle nuove situazioni del mercato. Se c’è avversione al rischio occorre conoscerne le cause e agire di conseguenza e anche condividere con gli investitori & capitalisti nazionali il processo decisionale (learning by doing): non è facile, ma le opzioni ci sono, come abbiamo scritto di recente.

La povertà va riconsiderata in termini di crescita sostenibile e trasformazione delle economie. La sfida è enorme perché non si tratta solo di aiutare chi non ha, ma chi ha bisogno di più, entrambi non ancora ben integrati nelle comunità di cui fanno parte: i poveri non sono solo quelli che vivono in emergenza ma anche quelli (imprenditori e professionisti) che hanno bisogno di maggiore integrazione nel contesto sociale. La domanda è quindi quella di disegnare un nuovo modello di finanziamento dello sviluppo per includere le azioni sul campo nel quadro logico già delineato dall’Establishment: lotta alla povertà, crescita sostenibile, partenariato, sviluppo inclusivo. Non c’è dubbio che aspirazioni, obiettivi e interessi delle comunità locali, imprenditori e gruppi sociali, debbano essere incluse nel quadro logico di riferimento.

Occorre passare dall’ECONOMIA BASATA SUL CREDITO all’ECONOMIA BASATA SULLE COMUNITÀ, come abbiamo scritto sin dal 2016 e recentemente; in pratica, passare dal Capitalismo dell’Establishment al Capitalismo delle Parti Interessate.

Conclusionela Missione Povertà è possibile a due condizioni: – A – Accesso alla Board Room dei rappresentanti degli altri Stakeholders, – B, Capitalisti & Imprenditori decidono di dare vita a Fondi Nazionali di Sviluppo. La condizione (A) potrà verificarsi in concreto se i GAF accettano i Rappresentati degli altri Attori nella Board Room: circostanza improbabile. Pertanto, la condizione (B) sembra la strada da percorrere. Come? La nostra proposta è stata pubblicata

THE THEORY OF CHANGE APPLIED TO FINANCE FOR DEVELOPMENT http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1252660/the-theory-of-change-applied-to-finance-for-development_1268103

 

 

Autore: graziosiascanio

I am doctor in Economics. I am based in London (+44 7943286549) and Rome (+39 3273211887). I do have a banking background and specialization in Microfinance, Project Management-Monitoring-Evaluation, Risk Fund. I have accumulated more than 30 years of experience in 28 Countries and collaborated with the major international development organizations such as World Bank Group, Ministry of Foreign Affairs-Italian Co-operation, European Union, Danish Cooperation, FAO, UNDP and Others in East Europe, Caribbean, Central Asia and Africa.
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