L’Africa vive un momento storico eccezionale con prospettive di sviluppo enormi, ma altrettanto ricche d’insidie.
L’Africa è tutto e molto di più. E può essere raccontata in molti modi, tante sono le realtà del continente. Come ho scritto in AFRICA/DOMANI in corso di pubblicazione, è un grande cantiere con molte Direzioni Lavori che all’interno dei 54 Paesi si riproducono nelle centinaia di realtà tribali e idiomatiche.
Come ho osservato nella posizione di consulente per conto delle Agenzie internazionali di sviluppo, il territorio è indefinito e indefinibile, si lascia conquistare, non possedere.
Il futuro è già stato scritto e sarà la continuazione del racconto della mancata risposta delle classi dirigenti che hanno privilegiato lo status quo al cambiamento e omologato il racconto ai criteri di chi detiene il potere. Dall’analisi è emerso il ruolo dominante della finanza sull’economia, ma la finanziarizzazione non ha fatto da leva per la crescita sostenibile, perché il paradigma finanziario è stato applicato in modo errato.
L’instabilità politica e l’incertezza hanno alimentato le preoccupazioni dei cittadini che vivono tempi difficili. Una marea di persone ha trasferito la residenza in altri luoghi con motivazioni diverse, tra cui emergono: insicurezza alimentare, insufficienza dei diritti sociali e civili e ricerca di benessere, da realizzare con algoritmi di crescita differenti.
Gli europei soltanto di recente hanno considerato l’integrazione del flusso migratorio attraverso la cooperazione, da realizzare attraverso relazioni negoziate alla pari e miranti allo sviluppo non più diseguale.
In un contesto in continua evoluzione, abbiamo proposto un nuovo Modello di Finanziamento dello Sviluppo che prevede il passaggio dall’Economia Basata sul Credito all’Economia Fondata sulla Domanda delle Comunità.
In tale quadro operativo, il risultato degli interventi sarà funzione dell’importanza relativa degli obiettivi, degli interessi e delle attese degli attori dello sviluppo in una continua negoziazione alla ricerca di un punto d’incontro con il prevalere, di volta in volta, degli interessi dell’uno e dell’altro attore dello sviluppo. E può essere rappresentato dalla seguente equazione:
Risultato intervento= F (decisioni/comportamenti di: Governo, Finanza, Domanda, Offerta, Team ).

AFRICA/DOMANI
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Niente è casuale: c’è una logica dI accadimento degli eventi.
La proposta si basa sull’esperienza sul campo in diciotto paesi africani, su ventisei nel mondo. In argomento, abbiamo il privilegio di menzionare un elogio scritto concesso dal Primo Ministro della Somalia nel periodo della collaborazione presso la Banca Centrale e una lettera di referenza emessa dalla Banca di Sviluppo Agricolo (Guinea Conakry) al termine della missione per conto dell’ONU/FAO.
Lo sviluppo dell’Africa è ricorrente nella stampa, da quando il Presidente Obama ha annunciato un budget di 2,5 miliardi per il Programme Power Africa Initiative, durante una visita nel Continente nel 2013. Nel 2014, T. Elumelu propose l’idea dell’Africapitalismo per promuovere lo spirito imprenditoriale africano e l’affrancamento dalle dipendenze esterne.
La tendenza demografica da esaminare per cogliere e progettare le sfide di sviluppo. Secondo l’ONU, la popolazione africana esploderà e il tasso di disoccupazione tra i giovani continuerà a essere allarmante: l’attuale popolazione di 1,4 miliardi raddoppierà entro il 2050; è stata prevista una crescita di 42 milioni di persone ogni anno. Non è necessario sottolineare l’importanza e le implicazioni dei dati sopra elencati.
Le recenti analisi della tendenza economica non sono incoraggianti e, in particolare, si è detto che “I capitalisti africani rimangono avversi al rischio” e…. Le richieste di finanziamento non parlano la lingua richiesta per investire.
Le ragioni dietro il non investimento meritano attenzione, e forse i sociologi potrebbero aiutarci e fornire una spiegazione. La domanda è cosa fare? A nostro avviso, ci sono alcuni ostacoli sia nella metodologia che nella pratica. La questione è duplice perché non si tratta solo di aggiornare il paradigma, ma anche di coinvolgere i capitalisti nel processo di sviluppo, e di riposizionare la loro strategia alla luce delle condizioni di mercato in evoluzione. In sintesi, le risorse finanziarie non mancano; quindi, cosa fare riguardo all’avversione al rischio? Solo una nuova analisi può risolvere l’impasse: abbiamo approfondito l’argomento ed elaborato due opzioni:
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